Diciotto mummie hanno attraversato i secoli

Non vi racconterò bugie. Sono stati curiosità e un po’ di gusto per il macabro ad attirarci ad Urbania. In effetti la meta è entrata di diritto a far parte delle tappe del nostro viaggio non appena abbiamo saputo dell’esistenza della Chiesa dei Morti.

La singolare esposizione conta diciotto mummie molto ben conservate, esposte in apposite teche.

Se vi state immaginando corpi avvolti da bende, siete fuori strada. Anche se la mia immaginazione mi ha fatto lo stesso scherzo.

I corpi esposti hanno un aspetto ben diverso, ma procediamo per gradi.

Chi volesse visitare la chiesetta deve, prima di tutto, prendere accordi col custode.

Anche qui la mia fantasia aveva avuto il sopravvento giacché mi aspettavo un anziano signore, vestito di nero e di corporatura esile, che si appoggiava al suo bastone per avvicinarsi alla porta e far entrare i curiosi, magari in un ambiente tendenzialmente buio e coperto di polvere e ragnatele.

Se è vero che la mente cerca di colmare con l’immaginazione ciò che non sa, la mia ricama generosamente, così il custode vagheggiato era anche duro d’orecchi e tossiva ad ogni passo che muoveva a fatica.

Quando però ho chiamato Giovanni Maestrini, il custode delle mummie, ho subito pensato che avesse una voce piuttosto vivace, per essere un vecchietto consumato dai secoli.

La mia idea di custode immaginario è svanita del tutto quando mi sono trovata davanti un giovane in salute, sorridente e fiero di farci vedere questo tesoro della storia e della scienza.

Probabilmente al nostro Giovanni non dispiace poi tanto essere diverso da quel personaggio che mi aspettavo fosse.

La storia della Chiesa delle Mummie è comunque molto affascinante. Ad Urbania, nel 1567, grazie alla Confraternita della “Buona Morte”, venne stabilito che ognuno aveva diritto ad una degna sepoltura, indipendentemente dalle possibilità economiche.

In seguito, per motivi sanitari, Napoleone Bonaparte fece riesumare i morti dai cimiteri che si trovavano nei centri urbani, tra cui quello di Urbania.

Ecco allora che vennero fuori i corpi interamente conservati di diciotto tra uomini e donne. La loro pelle, gli organi interni, in alcuni casi perfino i capelli e i genitali erano passati indenni attraverso i secoli. Con essi era giunta a noi anche la storia e la fine di quelle persone.

Le mummie si sono conservate talmente bene che osservandole è possibile capire quale è stata la causa del decesso. Tra loro abbiamo visto una donna morta in seguito ad un parto cesareo, un uomo accoltellato e addirittura un sepolto vivo!

La responsabile del prodigio pare sia una muffa chiamata Hidra Bonbicina. Il micete ha attaccato i corpi e, grazie alla sua azione antibatterica, ne ha impedito una normale decomposizione. Se sia stata una fortuna o meno non ve lo saprei dire, dato che non vi nego che il pensiero di essere esposta in una teca tra centinaia di anni, tutta nuda e con i denti fuori, non mi farebbe proprio impazzire di gioia. Di certo le circostanze hanno permesso di far riaffiorare brani di storia che altrimenti si sarebbe semplicemente decomposti.

Chiesa dei Morti a parte, Urbania merita una visita. Il paese è carino e conserva la sua identità storica almeno quanto le sue mummie.

Passeggiando per il centro si incontrano altri segni della morte in una guisa ben diversa, quella dei 248 caduti sotto un bombardamento alleato del 1944. Di essi troverete la scritta del ricordo, non una muffa a riportarli alla luce, ma un dolore ancora pulsante per una guerra che è una ferita aperta nella nostra memoria.

Maia Fiorelli

9 novembre 2012

 

Voto:8

Positivo: la bravura del giovane custode-guida

Negativo: gli orari che troverete su internet sono quasi sempre sbagliati. Se volete vedere le mummie, contattate direttamente il signor Giovanni Maestrini (349.8195469)

urbania

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Dove dormire in provincia di Pesaro e Urbino

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