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Photo by Luca Violetto (on Flikr) Creative Commons (Attribuzione - Condividi allo stesso modo 2.0 Generico)

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Esplorare un territorio in libertà. Avere un contatto diretto con la natura e le persone dei luoghi attraversati. Concedersi il gusto dell’avventura. Sono solo alcuni dei tanti vantaggi di una vacanza in bicicletta, opzione gettonatissima in Europa, ma ancora di nicchia in Italia. Eppure, anche nel nostro Paese, i percorsi ciclabili crescono di anno in anno e le possibilità soddisfano gusti di ogni genere, dagli amanti del mare a quelli della montagna, passando per le città
Ma cosa serve per fare una vacanza del genere?

Molto meno di quel che si possa immaginare. Prima di affrontare l’argomento, una dritta sulla scelta dell’itinerario. Distanze che sulla carta possono apparire impegnative, diciamo 50/60 chilometri al giorno, si risolvono in piacevoli passeggiate. Fattori da tenere d’occhio sono le salite e le temperature. Stare in sella un paio d’ore al mattino e un paio al pomeriggio è un’impresa alla portata di tutti e che non ha bisogno di allenamenti particolari. Ovvio, qualche uscita di preparazione vi permetterà di superare più facilmente i piccoli indolenzimenti iniziali. Il punto critico non sono le gambe, ma il sedere. E quindi la sella. Detto che non ci sono regole universali, meglio puntare su un pantaloncino con un buon fondello e una sella non troppo morbida, che può andare bene in città, per brevi spostamenti, ma sulle lunghe distanze non si rivela quasi mai una scelta azzeccata. 

Poi c’è la bici. Il modello ideale è tendenzialmente quello che si usa tutti i giorni per andare a lavorare o per le gite del week end. È un telaio che si conosce, a cui si è abituati e quindi difficilmente farà scherzi. Se in città vi muovete con il classico cancello e giustamente non vi fidate, oppure se una bicicletta non ce l’avete, i modelli più adatti sono quelli da trekking. Il materiale ideale è l’acciaio, resistente e più facile da riparare in caso di rottura, ma anche l’alluminio va benissimo. In generale vale la regola che meno cose ci sono, meno cose si possono rompere. Soprattutto se non siete dei provetti meccanici, ponetevi in modo critico rispetto a tutti gli accessori. Molto poi dipende anche dalla meta che avete scelto. Nell’Europa nordoccidentale non farete fatica a trovare pezzi di ricambi e abili meccanici. Altrove la musica cambia, anche per quel che riguarda i pezzi di ricambio. Un esempio: le ruote da 28 pollici, quelle “grandi”, sono l’ideale per i percorsi asfaltati, ma potreste avere qualche problema a trovare i ricambi. Le ruote da 26, quelle della mountain bike, corrono di meno ma sono più diffuse. Restando in argomento ruote: esistono molti copertoni e camere d’aria rinforzati (tanto per fare un nome i Protek Max della Michelin), che offrono una maggiore protezione contro le forature. Pochi euro in più potrebbero farvi risparmiare tempo e, magari, pure una caduta. La sostituzione della camera d’aria, comunque, resta l’unica operazione davvero indispensabile. È cosa di poco conto, però meglio fare qualche prova in garage prima della partenza, così da verificare di avere tutto il necessario per l’intervento. 

Il bagaglio è un argomento scottante. Se viaggiate lungo una pista ciclabile (dal Danubio ai Castelli della Loira) potete affidarne il trasporto a una delle agenzie che offrono questo servizio, il ritiro è intorno alle 9 del mattino e la consegna a destinazione verso metà pomeriggio. Se non volete prenotare tutto in anticipo e concedervi la libertà di cambiare programma in qualunque momento, i bagagli ve li dovete portare da soli. In questo caso potete utilizzare delle borse (le migliori, e anche le più costose, sono quelle impermeabili) sul portapacchi posteriore oppure prendervi un carrellino. Quest’ultima possibilità, però, da sconsigliare ai ciclisti alla prima esperienza. Molto funzionale anche la borsa da manubrio, nella quale mettere tutto ciò che si vuole tenere a portata di mano come fotocamera, cellulare, portafogli, documenti, ecc. 

Per quanto riguarda l’abbigliamento, meglio evitare il cotone, praticamente impossibile da asciugare. Chi vuole risparmiare può usare qualsiasi maglietta sintetica, magari anche quella del Milan o della Juve, in questo caso facendo a meno delle tasche posteriori che sono una bella comodità. Tutto un altro comfort con i tessuti tecnologici (come i filati di carbonio della Sixs) che tengono asciutta la pelle anche durante lo sforzo ed evitano il problema degli odori sgradevoli. A chiudere l’elenco delle cose indispensabili un antivento e un antipioggia, che difficilmente riuscirà a tenervi asciutti a lungo sotto la pioggia battente ma magari vi permetterà di arrivare al primo riparo quasi asciutti. Le scarpe devono avere una suola abbastanza rigida, altrimenti la spinta sui pedali potrebbe dare qualche fastidio. Questo, ovviamente, se non avete scelto i pedali con gli attacchi, che fanno la differenza in termini di rendimento della pedalata ma richiedono un minimo confidenza. 

Occhio anche al Paese in cui andate. Le luci della bicicletta sono obbligatorie anche in Italia, ma nessuno si prenderà mai la briga di farvi dei problemi perché non ne siete provvisti o non funzionano. Non è dappertutto così. Soprattutto dove la bicicletta ha la dignità di mezzo di trasporto “normale”, come tale viene trattata. E poi c’è il casco. In Italia non c’è alcun obbligo, ma in Austria (tanto per fare il caso di una delle destinazioni più apprezzate dagli italiani) è obbligatorio per i ragazzi fino a 15 anni. 

Tra gli accessori, davvero indispensabili sono gli occhiali, non soltanto per il sole ma anche comeprotezione contro insetti, polvere, sabbia. La scelta migliore sono i modelli con lenti intercambiabili, buoni cioè per tutte le condizioni di luce. Anche se non avete alcuna intenzione sportiva, il ciclocomputer è uno strumento utile, soprattutto nella sua funzione di contachilometri: sapere quanta strada avete fatto vi permetterà di conoscere abbastanza precisamente la vostra posizione lungo l’itinerario di giornata. Se poi lo volete sapere con esattezza, ci sono gps cartografici dedicati specificatamente al mondo outdoor. In alternativa la vecchia cartina… che ha il vantaggio di non avere la batteria! 

Tra il 2005 e il 2006, Matteo Scarabelli ha attraversato in bicicletta tutti i Paesi del Mediterraneo: un viaggio di 13 mila chilometri che rischia di essere difficilmente ripetibile per molti anni (visto che quel che sta succedendo in Nord Africa e Medio Oriente). Nel 2004, invece, ha viaggiato nei nuovi stati membri dell’Unione Europea (Cipro, Malta, Slovenia, Slovaccchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Lituania, Estonia, Lettonia, con sconfinamenti in Turchia, Bulgaria, Romania e Russia), macinando quasi 9 mila chilometri. Prima, durante e dopo, tanti altri viaggi e due libri: Europa Europa (2005, Ediciclo Editore) e C’è di mezzo il mare (2007, Ediciclo Editore).

Matteo Scarabelli – Wired.itThis opera is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.

12 agosto 2013