2 Vera vuz di Edoardo Erba regia Lorenzo Loris nella foto da sx Mario Sala, Gigio Alberti FOTO Dorkin

Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, venerdì 10 aprile 2015

Da qualche parte in Messico, a pochi chilometri l’uno dall’altro, vivono due uomini anziani, un tempo amici. Entrambi eredi di un mondo di ieri, questi personaggi sono gli ultimi depositari di una lingua che sta scomparendo, la Vera Voce. Proprio quella Vera Vuz che da il titolo allo spettacolo di Edoardo Erba.

Come spesso accade è la cronaca a fornire gli spunti migliori, in questo caso l’idea viene da un articolo del Guardian su un antico idioma quasi dimenticato.

Nella finzione scenica la lingua ancestrale è sostituita dal dialetto pavese e diventa la spina dorsale di una vicenda dai molti toni, dove lo humor e la malinconia sono solo due delle emozioni sulla tavolozza usata per dipingere una storia che va dalla commedia al thriller.

Un ritratto nostalgico e insieme brutale di un’epoca perduta, con frequenti flashback evocati dalle parole magiche di quella Vera Voce che riavvolge gli anni e riporta in vita le persone che non ci sono più.

L’intenso confronto tra lo scapestrato Manuel (Gigio Alberti) e l’introverso Isidro (Mario Sala) è ora stemperato ora esaltato dalla presenza di Monica Bonomi, che interpreta con bravura il doppio ruolo della domestica di quest’ultimo, Felipa, e, nelle reminiscenze, di sua madre Maricruz.

Unica nota dolente di uno spettacolo ben riuscito, la rovinosa gestione della traduzione italiana della Vera Vuz, proiettata in un monitor sopra la scena ma spesso incompleta e fuori sincrono rispetto alle battute pronunciate dagli attori. Negligenza non da poco che si sarebbe potuta evitare.

Marco Ragni

13 aprile 2015