Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, martedì 3 dicembre 2019

La figura di Winston Churchill è, già da sola, un contenitore di aneddoti, storie e curiosità. Dietro il politico inglese c’è un mondo di complessità, un caleidoscopio di caratteristiche fuori dal comune e di cattive abitudini, racchiuse in una personalità che ha sempre sprigionato una grande fascinazione.

In tal senso, Wiston VS Churchill, spettacolo diretto da Paolo Rota e ispirato al libro Churchill, il vizio della democrazia di Carlo G. Gabardini, è solo uno dei molti tentativi di scavare dell’animo di questo grande personaggio, esplorandone le contraddizioni fino a trovare una sorta di confronto tra volto pubblico e privato dello statista britannico.

A prendersi il carico del ruolo principale è il bravo Giuseppe Battiston, che ha anche un certo physique du rôle per la parte e che riesce a mettere in scena un Churchill anziano ma ancora incontenibile.

A fare da contraltare al protagonista c’è Lucienne Perraca, che interpreta la nuova infermiera assunta per prendersi cura di un paziente tutt’altro che facile, pronto com’è a bere di nascosto e a nascondere gli amati sigari nel cavo del bastone.

Il confronto avviene in un soggiorno minimalista, arredato solo con una poltrona, una radio, un telefono e un mappamondo. Lo spazio si colloca in un tempo onirico, un punto imprecisato negli anni senili, in cui la fragilità fisica collide con le asperità del carattere, con le abitudini e con un forza d’animo che, anche se venata da errori e colpe, rifiuta di piegarsi a una normalità che non sente propria.

Puntellato sugli innumerevoli motti attribuibili a Churchill e attingendo ai discorsi e ai brani che ne hanno composto la leggenda, lo spettacolo prova, senza riuscirci del tutto, a mettere in scena aspetti più intimi del personaggio storico. La figura dell’infermiera dovrebbe essere il grimaldello pronto a forzare lo scrigno della facciata pubblica, ma la sensazione è che il meccanismo non funzioni a dovere e che si perda in passaggi confusi che rischiano di dare per scontati troppi dettagli del politico e della sua storia.

Nonostante le imperfezioni, la performance di Battiston basta quasi da sola a reggere i 75 minuti di durata, così lo spettacolo non risulta mai noioso e offre ai presenti un quadro, abbozzato ma suggestivo, di una delle figure chiave del secolo scorso.

Marco Ragni