Sergio Rubini e Michele Placido protagonisti del capolavoro di Čechov

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Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, venerdì 29 novembre 2013

Zio Vania 1

Scritta nell’autunno del 1896, Zio Vanja è considerata una delle opere più importanti di Anton Čechov.

La storia è ambientata in una casa di campagna ereditata dal professor Serebrjakov (Michele Placido), cognato di zio Vanja (Sergio Rubini) e padre di Sonia (Anna Della Rosa). Dopo la morte della prima moglie, sorella di Vanja, l’intellettuale si è risposato con la bella Helena (Lidiya Liberman), donna dal grande fascino ma affetta da una sorta di mal di vivere.

Quando Serebrjakov comunica a Vanja la sua intenzione di vendere la tenuta lo zio decide di uccidere l’odiato parente ma i colpi di pistola non andranno a buon fine.

Al termine della vicenda l’anziano ereditiere e Helena fanno ritorno in città e lasciano a Vanja la l’amministrazione della tenuta.

Marco Bellocchio prende le redini del capolavoro di Checov mettendo nei ruoli chiave della vicenda due noti interpreti come Placido e Rubini e ricostruendo meticolosamente l’atmosfera di una tenuta della campagna russa.

La monotonia della quotidianità e l’esistenza indolente dei personaggi, le cui vicende amorose e sociali si intrecciano quasi per inerzia, è gravata di una sorta di attesa per qualcosa che dovrà necessariamente accadere.

C’è un perenne senso di fastidio per un fato che ha preso pieghe diverse da quelle auspicate, un turbamento che acquista spessore grazie all’interpretazione di Sergio Rubini, capace di dare corpo a un Vanja spiritato, roso dall’inquietudine, incapace di star fermo e di non gesticolare.

Non è uno spettacolo facile, con i suoi ritmi lenti e i dialoghi spesso ripetitivi, che però sono il metro che misura l’insoddisfazione e l’ossessione per le occasioni sfumate. In un certo senso Bellocchio mette in scena il disincanto nella sua forma più pura e in questo riesce a meraviglia.

Marco Ragni

2 dicembre 2013

 

Voto: 6,5

Positivo: l’eccellente interpretazione di Sergio Rubini

Negativo: uno spettacolo difficile da cogliere in ogni sfaccettatura

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